Poesie

                            di

                    Anna Rizzardi              

se solo
la danza entrasse negli occhi
nel giudizio bianco
nel segno di vita che scivola
tra i denti

conferisse
col melograno
nelle mani che baciano nidi
e facesse simposio
con la fronte
e le mani aperte

inarcatura

di notte e sole

senza eclissi (una volta, senza che lo si sappia)..

*

A.R.

libera
nell'imprecare
nell'essere dolce
nel rovistare caramelle finte
e preziosi lecca lecca ( dondolio per le vocali)
nell'assaporare
delizie d'anima
e mani ruvide

silenziosa nel dire
e urlante nel tacere

libera nella luna a metà

oscillante

beffarda, nel ramo del cuore
e nella schiena, ovunque

*

A.R.

chissà perchè
più racchiudi insonnia e sangue
più avanza
il senso indefinito di te,
che pulsa nelle ossa
non c'è modo di spillarlo
nemmeno con un coltello nel buio

*

ph gaia franciosi
poetry anna rizzardi

perche' e' li'
che devi guardare
quanto il fiato s' incolla
al cielo
e' li' che restano
le dita
e le mani ( non c'e' indagine
a priori solo sprofondarsi
unica- intatta arteria)

*

A.R.

mi volto
a guardare la provvidenza
instabile sulle ciglia

restauro spicchi
con anima di cenere e lapilli:
(ci risparmiamo ogni giorno
il crollo saturo di un foglio
zoppicando nelle stelle...)

"dacci oggi
l'arresto quotidiano
dietro muri
sempreverdi

da cui gocciolano
dita scabre
di rose e roveti"

sarà storia non storia
che timidamente
imprigiona
terra riemersa e fondali
di occhi

____dove non è facile mordere
il numero

*

A.R.

la sua bocca
racchiude sale sulle mani, sul collo
fa l'appello
delle nuvole ogni mattina
tutto è dentro
nella pelle delle parole
nella fronte spilli
negli occhi epiloghi che sentono di carne

*

A.R.

mi mancano i capelli biondi
delle foglie
e quel tappeto di tenerezza
su cui giacere
senza nuvole, a dispetto delle lancette
qui il transito è a posteriori, sempre
e si vola
a piccoli tratti
succhiando il cielo e ridendo
nella sabbia
mi rotolo sulle tue labbra, come ieri sera
e l'altra -senza permesso-
e mastico fiori
( tu apri gli occhi e non chiuderli mai)

*

A.R.

s'impara
a tastare le pieghe di sè
tra le crepe
le imperfezioni del muro liscio
-è una casa dalle tinte neutre,
su cui gocciolano fiori
fallibili, densi di nomi, follia semichiusa

e l'indirizzo è introvabile-
nel
farfugliare invernale

*

A.R.

non più metamorfosi
nell'abito di pelle sottile
solo cartilagine
indiscreta che
si riempie la bocca di papaveri
invernali
mal visti
mentre le parole mutilate
fanno fiato di neve

*

A.R.

eri tu? o era il vento
che assaggiava
i polpastrelli?
fluttuava
in ottave inconsapevole
se lanciarsi
o aggrapparsi
ai suoi pettorali
fatti di nuvole
e graffi
nel baluginio di un appello
di mezzo inverno
(nel palato, la neve)

*

A.R.

ho solo tosse
d'infinito, sempre

A.R.

nella lingua
-leggera-
racchiudo ogni danza
non sono
palpiti vuoti
ma piccole sillabe bianche
in parte sciolte
su bocche avide
in parte fiorite nei solchi di
mani sciolte, dagli occhi
d'aria
A.R.

quel cuore
di ghiaccio
che più ama
più fa neve
senza nebbia
nelle mani

A.R.

faccio fatica
a staccare l'immagine
di creazione
che ripara
nella profondità

germino
di morbide mani
senza tasche
(e non c'è domicilio
nè paternità con la stessa pazienza)

anche senza toccarsi
in porti clandestini
sgretolo
passi e mi tengo
valanga di
un viaggio che
si sparge
a oriente,
nel sangue

A.R.

fosse in mio potere
sventrare l'estate
per avere un unico inverno
nicchia sicura
tra le intemperie

decifrerei le mille dita
del confine che
oltrepassa la non misura
e si dilata senza molte spine

l'effetto secondario non lo voglio
solo anima dall'ossigeno nero

e strepitosa guerra
con alfabeto d'amore
*
A.R.

s'impara
a tastare le pieghe di sè
tra le crepe
le imperfezioni del muro liscio
-è una casa dalle tinte neutre,
su cui gocciolano fiori
fallibili, densi di nomi, follia semichiusa

e l'indirizzo è introvabile-
nel
farfugliare invernale
 

A.R.

sia lode
alla parola Inverno
per ripartire da zero, dalle caviglie
se sono ore recalcitranti
è la terrena grazia,
le fende
con l'alcova della parola
esatta
-recitiamolo insieme
il linguaggio biblico
del non essere- e sospesi-
nella strategia
contiamo i papaveri sulle rotaie
non è niente di che
ma quei gradi in meno
scaldano le dita

A.R.

lla vedevo ogni giorno
aveva gli occhi ammalati
di sogno
il verde si mescolava col marrone
nell'iride, nelle mani un bottone,
nella bocca un girasole
le mani affusolate e
le unghie a lottare
con le nuvole , rosicchiate,
nei denti fragole
nel petto- un abracadabra di steli-

*

A.R.

e'

quando
il frammento
di luce
s'incastra
nello sterno
che capisci
come il mondo fiore
rotola sempre piu'
giu'

e t'inginocchi
e non respiri

solo vento- nei denti blu-
e un taccuino dalle sillabe storte
cedevoli
senza postura nella bocca,
in mano

A.R.

.. immagina
per un attimo
il bianco
che scende

lentamente

tra i denti

gocciolando

e' arteria
sottile

che si espande

nella mano

travalica
declivi

soli

rose nere

e piange
nel sangue

(il petto - azzurro-
s'apre)

*

A.R.

rannicchiarmi
nell'acqua
per deporre
cellule nervose
soffiare arcobaleni
pensare
brandelli e stoffe
dai colori di cenere e cielo

solo per un secondo
ancorata
a uno scartafaccio
che scrivo con
le nuvole, quelle che scivolano
in gola

sono gocce
e sangue
che velano
che
capiscono
al di là della pelle
del mondo

(anche controvoglia,
col sentore
di un azzurro sotteso, stropicciato

ricamami
di filtri d'acqua
senza parentesi
alcuna
tutto e' posato

predisposta
l'alba delle mani
-fluttua di pesi
e leggerezze-

e la pioggia
se incanalata
a stille non scade
sorseggiala
con la bocca

A.R.

resistere
contro questo sangue
che ci divarica
le vene
resistere contro
il pugno nero e il suo odio
nero
resistere contro i
folli che deturpano
le labbra del cuore infangandolo

resistere contro
i discepoli del fango
assertori di lingue assetate
di
vendette del nulla
e
oasi di inferni

resistere
noi
figli
di
incauta
bellezza
e
sensi di mani
( stringiamo
sotto la lingua il codice
inquieto di un nome buono)

*
A.R.

è l'esatto
percorso del tempo
che
m'innacqua le vene
- un'ulteriore parola
che alza la testa, sempre-
si fa rossa
e predice fedelmente al corpo

oltre al centro, nelle mani
incrociate sui seni
sulle labbra
che giocano
contro mille arcobaleni

A.R.

in fondo
mastico fiordalisi
dalla mattina
alla sera
poco importa
stropicciarli

tra le dita, il sentore
resta e non concepisce
il lento fragore
si annoda
alla lingua
e batte

(in-visibile colore
che trasuda e morde )

A.R.

rovistami
dentro
chissà che tu trovi
ancora
qualche fiordaliso spezzato
lì ____congiungi
le labbra

A.R.

se
nelle ossa
urge
il grido
sbattere le ali

inveire senza respiro
non fa gocciolare le mani
(solo i capelli a crocchia
cercano il silenzio
il sangue scalcia
e non perdona)

A.R.

vorrei solo
cantare
nei fili d'erba
di cui mi cospargo
le ciglia
li' _____trovo il vero

A.R.

nel silenzio
comprendo
le vene dei fiori
(quelli veri,
impressi nell' anima)
rigetto quelli
-ipocriti-
nelle insenature
dei non perche'

pulisco
piano il fango
nella cantina dei
pensieri ( l' acqua s'imbratta
ma si fa anfratto geloso , sonda
che deterge e infiora)

 

A.R.

la magia-strano a dirsi-
si cela anche nelle pietre
e le rifrazioni di dubbio-ovunque-
si dissolvono in margherite invisibili

A.R.

se preferisci
attorcigliarmi i capelli
al mare
fanne crocchia di sale
tra le tue unghie
e rifletti, li' siamo
conchiglie e salsedine
senza timore

A.R.

semplice dito
nel palmo del mare

a.r.

il peccato
è non scivolare
nella pelle bruciata

lo scoglio
parla
e disfa i suoi urli

(raccogliere sassi
spargerli sulla schiena,
in fondo
la brezza è la stessa,
ed è dentro)

A.R.